La prima volta che incontrai Assassin’s Creed ero uno sbarbatello di provincia che aspettava con trepidazione l’uscita della PlayStation 3. Ricordo che ero al mare, insieme a uno dei miei compagni di marachelle e correva l’anno 2006. L’arrivo della nuova console era stato annunciato e mancavano pochi mesi al rilascio negli Stati Uniti e in Giappone. L’Europa, da fanalino di coda quale si ritrovava ad essere, avrebbe dovuto attendere ancora un anno. Nella mia mente di bambino dodicenne le riviste di videogiochi di quel periodo avevano una valenza quasi pornografica. Il mio amichetto venne da me con l’aria di uno che la sa lunga e mi buttò davanti agli occhi l’ultimo numero di PlayStation Magazine, sulla copertina figurava l’immagine di Altair con la scritta “Assassin’s Creed” a troneggiare sopra di lui. L’articolo parlava di un gioco rivoluzionario, che aveva ricevuto commenti grandiosi su ogni suo aspetto: un universo dove la folla reagiva in una maniera estremamente realistica al comportamento del giocatore e, all’interno del quale, venivano sovvertite tutte le regole del videogioco sostituendo le uccisioni stealth con omicidi plateali in pieno giorno. Il giornaletto sosteneva anche che bastasse un solo colpo di spada ad uccidere il protagonista  e che la difficoltà sarebbe stata estrema. Oggi sono passati undici anni da quel giorno e tutti quanti nel mondo dei videogiochi conoscono Assassin’s Creed, una serie che ha sicuramente toccato la maggior parte dei videogiocatori da PlayStation 3 in poi. Fortunatamente o sfortunatamente che sia abbiamo dovuto aspettare fino a gennaio di questo anno perché Hollywood considerasse di interessarsi a questa saga decennale.

Prendere in mano una delle pietre miliari del videogioco e riadattarla al mondo cinematografico non è mai sembrata un’operazione facile. I tentativi ci sono stati e insieme sono arrivati anche i fallimenti, basti pensare a Tomb Raider e a Resident Evil: due ottime saghe videoludiche ridotte a volgari filmetti di serie-B con ben poco da salvare. Sarebbe davvero facile sparare a zero sopra un’impresa ambiziosa come quella messa in atto da Ubisoft e Fassbender nel provare a mettere in scena un buon film su Assassin’s Creed, ma non è quello che faremo qui. Il primo capitolo della saga ha avuto il grande merito di creare una storia che si focalizzasse sulle sfumature di grigio, parlava di una lotta tra templari ed assassini in cui non era ben chiaro chi fosse “buono” e chi fosse “malvagio”. Lo stesso concetto di “assassini” si concentra sul fatto che uccidere non sia sempre sbagliato. Il contesto è una componente fondamentale della narrativa del primo titolo, tanto che la parte più lunga del gioco (in termini di tempo richiesto) risiedeva proprio nel creare quel contesto in cui si sarebbe svolto l’omicidio, tramite tutti quei tanto criticati minigiochi ripetitivi in cui si otteneva il favore della popolazione e le informazioni sull’obbiettivo. A fronte di questa doverosa premessa la recensione del film di Assassin’s Creed non si focalizzerà sul condannare o elogiare completamente il lavoro fatto, ma si incentrerà proprio sulle sfumature di grigio.

Sarebbe forse stato meglio proporre una serie TV piuttosto che uno spin off cinematografico stand-alone

Immediatamente dopo la scritta Ubisoft, il film ci cala dentro il familiare universo di gioco con una sequenza ambientata in tempi passati, nella Spagna del 1492, dove faremo la conoscenza dell’assassino co-protagonista della pellicola interpretato sempre da Michael Fassbender: Aguilar De Nerha. La sequenza rimanda immediatamente ad Altair e all’atmosfera del primo videogioco nel quale gli assassini dovevano, per poter usare la lama celata, amputarsi il dito medio della mano. Questa scelta dovrebbe mettere immediatamente in chiaro il fatto che il film ha intenzione di separarsi dalla trama dei videogiochi, all’interno della quale la pratica di amputare il dito medio era stata da tempo abbandonata già all’epoca di Leonardo Da Vinci. All’interno della rivisitazione cinematografica gli assassini sono ancora un vero e proprio credo fino all’alba del 1500: le frasi e i rituali, sono ancora ripetuti in maniera religiosa e l’obbiettivo del credo è ancora quello di proteggere la Mela dell’Eden, il misterioso manufatto “magico” oggetto della ricerca dei templari. E’ proprio il mistero la leva sulla quale poggia l’intero lungometraggio, un espediente narrativo ed ambientale grazie al quale è possibile decontestualizzare gli eventi del film e renderli plausibili a fronte di una ulteriore spiegazione futura. Il vero grande errore di Assassin’s Creed è il medium attraverso cui viene proposto. Un universo narrativo così grande e così articolato soffre terribilmente se incatenato alle tempistiche cinematografiche e finisce per dover ricorrere ad espedienti banalizzanti che non rendono giustizia alla saga originale. Sarebbe forse stato meglio proporre una serie TV piuttosto che uno spin off cinematografico stand-alone.

Callum Lynch, discendente di Aguilar, rinchiuso nel braccio della morte a inizio film.

Callum Lynch, discendente di Aguilar, rinchiuso nel braccio della morte a inizio film.

L’alter ego moderno di Aguilar non tarda certo a farsi conoscere e ci regala subito un piccolo dramma emotivo. Callum Lynch è soltanto un bambino quando suo padre, vestito in tutto punto da assassino, trafigge il collo di sua madre con una lama celata regalandoci anche la prima pillola di questo grande mistero proposto dal film attraverso la frase “Il tuo sangue non ti appartiene”. Sollecitato dalla amabile figura paterna, Lynch scappa e passa la sua vita vivendo nell’ombra tanto da venire condannato a morte per omicidio ed è proprio qui che lo ritroviamo: rinchiuso nel braccio della morte, in attesa dell’esecuzione con lo stereotipico prete che viene a leggergli La Bibbia. Sarà proprio in seguito all’iniezione letale che si avvierà la trama: il suo DNA è stato riconosciuto compatibile con quello di Aguilar De Nerha e il nostro antieroe si risveglierà dalla morte all’interno di una gigantesca prigione/laboratorio di proprietà Abstergo, la grande divisione scientifica di proprietà dei templari. Giusto il tempo di una fugace chiacchierata con l’amichevole e utopica Dottoressa Sophia Rikkin, che si guarda bene dallo spiegarsi chiaramente, e il redivivo Lynch viene schiaffato dentro l’Animus, un’interfaccia in grado di far rivivere i ricordi di un passato remoto ancorati nel nostro patrimonio genetico. Il neo assassino si opporrà solo in parte al processo e subirà dei terribili effetti collaterali neurologici simili a una crisi epilettica per essersi desincronizzato dal ricordo.

Distaccarsi dalla serie originale di Assassin’s Creed offre molte opportunità creative

L’animus che vediamo nel film non assomiglia minimamente al familiare lettino che siamo abituati a riconoscere. E’ invece una complessa macchina delle dimensioni di una intera stanza che solleva letteralmente l’utilizzatore da terra e riproduce i movimenti dell’antenato che si muove nello spazio. Questo ci porta ad uno dei grandi pregi di questo film: distaccarsi dalla serie originale di Assassin’s Creed offre molte opportunità creative. Una di queste è rappresentata sicuramente dalla importanza che è possibile dare alla storia di Aguilar: invece di relegarlo ad essere un assassino minore della lunga esistenza del Credo, egli può essere eletto a ultimo detentore della Mela dell’Eden e rappresentare per Abstergo l’unica speranza simbolica di poterla recuperare. Questo elimina completamente Desmond e tutto ciò che già conoscevamo di Assassin’s Creed, per riproporlo in una chiave semplificata e rivista. E’ molto bello il fatto che il film abbia dato un valore psicologico all’effetto osmosi tra antenato e discendente. Non solo Lynch apprende le tecniche di combattimento, mimetizzazione e fuga, ma scinde anche la sua personalità: la prima in conflitto con il padre e con tutto ciò che gli assassini rappresentano, la seconda fedele al Credo e consapevole della missione importante che lo attende. La risoluzione di questo conflitto andrà di pari passo con la risoluzione della pellicola, arrivando al suo apice proprio all’interno dell’Animus in concomitanza con il primo vero e proprio Salto della Fede.

L'animus è una enorme macchina che riproduce i movimenti dell'antenato in tempo reale, proiettando un ologramma del ricordo intorno a uno sveglissimo Lynch.

L’animus è una enorme macchina che riproduce i movimenti dell’antenato in tempo reale, proiettando un ologramma del ricordo intorno a uno sveglissimo Lynch.

Nonostante i lati positivi, il film sembra procedere a singhiozzi, alternando momenti in cui si viene appagati da delle ottime scelte stilistiche con momenti in cui viene proposto un cliché o una mastodontica cavolata. Un esempio della prima lo ritroviamo nell’alternanza cromatica che permea le due differenti epoche storiche: il passato è caratterizzato dal colore della sabbia, a richiamare il mondo arabo e le ambientazioni della terra di Altair mentre l’Abstergo è pervasa da una luce azzurrina che invade ogni sequenza, similmente al filtro verde dentro Matrix. Questa scelta però non giustifica minimamente il fatto che la Spagna del 1492 assomigli, nelle sue inquadrature dall’alto, al fiammeggiante Regno di Mordor, cosparsa di edifici inspiegabilmente neri, enormi focolai e perennemente avvolta in una tempesta di sabbia. Come non è giustificabile nemmeno il fatto che nella struttura Abstergo i prigionieri abbiano facile accesso al magazzino storico delle armi degli assassini, protette solo da una fragile vetrinetta. Vengono ad un certo punto mostrati a Lynch coloro che si sono opposti alla sincronizzazione, come esseri umani ridotti alla quasi demenza, una scelta veramente interessante che aggiunge profondità al funzionamento dell’animus e mette il protagonista davanti ai rischi che corre opponendosi al processo. Tra questi tuttavia c’è anche una vecchia conoscenza di Lynch che, inspiegabilmente, tra tutti i lobotomizzati che sbattono la testa contro il muro e farfugliano cose insensate, è perfettamente sano di mente e lasciato libero di vagabondare tra i pazzi, così da poter dare uno spunto di risoluzione ad una trama lasciata tragicamente a metà. Bella anche l’idea che gli assassini siano oramai estinti e che proprio i templari, con la loro ossessione per la Mela, risuscitino il Credo attraverso l’animus.

Una sola cosa è certa, non avrebbero mai potuto fare peggio di quello che hanno combinato con Prince of Persia

Rimane ben poco altro da chiarire perché vi possiate fare una idea di Assassin’s Creed, le scene di azione presenti sono generalmente ben orchestrate, anche se a volte le inquadrature sono leggermente caotiche e portano lo spettatore a perdere il filo di ciò che sta avvenendo nel combattimento o nella fuga. L’atmosfera della pellicola è autentica e riesce ad essere un connubio tra la direzione narrativa presa dagli sceneggiatori e il ricordo dell’ambiente videoludico da cui deriva. A livello di movimenti di camera il taglio registico di Justin Kurzel non si discosta troppo dallo standard dei film di azione, anche se in alcuni momenti va a pescare dall’universo dei comic-movie per qualche atterraggio ad effetto. Le colonne sonore orchestrali che accompagnano la progressione della trama sono azzeccatissime e qualitativamente superiori alla maggior parte dei film di genere e sicuramente di qualunque lungometraggio tratto da un videogioco. Sono gli evitabili ed inevitabili buchi di trama a inficiare l’esperienza di quello che sarebbe un buon film, ma che viene schiacciato da ingenuità come l’assoluta mancanza di guardie armate dentro l’Abstergo nelle sequenze di rivolta o nella riunione megagalattica dei templari sul finale. In ogni caso, a mio parere, il film di Assassin’s Creed non solo vale il prezzo del biglietto, ma si piazza anche abbastanza in alto nella mia classifica personale di pellicole tratte dall’universo videoludico e surclassa di gran lunga i suoi predecessori di maggior successo. Una sola cosa è certa, non avrebbero mai potuto fare peggio di quello che hanno combinato con Prince of Persia. Con questo passo e chiudo amici di VMAG, a voi il compito di scannarvi sulla validità del film, larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia.

Recensione Assassin's Creed - Il film
4.0Punteggio totale

A proposito dell'autore

Cosimo Abbati

Pc gamer da prima di imparare a scrivere, salvando lemmings, combattendo il pirata fantasma LeChuck e provocando terribili danni al computer di famiglia. Invecchiato malissimo come quei vini che con il tempo diventano aceto, passando per Diablo, Age of Empires, Mario, Rayman, Tomb Raider, Spyro, Tombi, Final Fantasy e tanti altri. Ammaliato e poi nauseato prima dalla ondata di rpg, poi dalla ondata di fps e in attesa di un astronave che mi riporti sul mio pianeta di brontoloni nostalgici. Funfact: una delle poche persone al mondo che aveva solo cd originali playstation 1.

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